Otto secoli di argilla, un uccellino che vola ancora.
Il corpo di un passero, la coda di un pavone, i colori dei boschi e del grano: la storia di un borgo che da generazioni parla con le mani.
1200l’arte arriva da Faenza, secondo la tradizione
’500le prime testimonianze documentate
3i colori della tradizione
2cotture per ogni pezzo
I
Capitolo I · Le origini
Arrivò da Faenza
Secondo la tradizione, a portare a Calvello l’arte dell’argilla furono i monaci benedettini di Faenza, intorno al 1200. Da allora il mestiere non si è più fermato: è passato di famiglia in famiglia, di bottega in bottega.
Le prime testimonianze documentate risalgono al Cinquecento, e la storia continua ad arricchirsi: alcuni reperti di età greco-romana rinvenuti nel Rione della Ceramica sono oggi oggetto di studio.
II
Capitolo II · Le botteghe di famiglia
I Faenzari
A Calvello i maestri ceramisti si chiamavano Faenzari, in ricordo della città da cui era arrivato il mestiere. Ogni bottega era una famiglia: gli uomini impastavano la creta e la modellavano al tornio a pedale, le donne preparavano i colori e dipingevano.
Il lavoro seguiva le stagioni. D’estate si facevano embrici e mattoni; in autunno e in inverno si lavorava al riparo, tra tornio e decori. Poi tutto finiva nei forni a legna.
Capitolo III · Il simbolo
L’uccellino che non esiste
Il corpo di un passero, la coda di un pavone.
È il segno che riconosci a colpo d’occhio: un uccello immaginario circondato da ghirlande di fiori e foglie. Nei piatti antichi e in quelli di oggi è sempre lui, simbolo di libertà e di leggerezza.
Verde, come i boschi
Giallo, come il grano
Blu, per linee e code
Le piccole imperfezioni di forma e di colore non sono difetti: sono la firma di un pezzo fatto a mano.
Capitolo IV · Il mestiere
Dalla creta al fuoco
Ogni pezzo passa per le mani più volte, con gli stessi gesti di sempre.
Il tornioLa creta locale viene impastata e modellata al tornio a pedale, a mano libera o con stampi.
L’essiccazioneI pezzi asciugano lentamente all’aria, senza fretta.
Il biscottoLa prima cottura dura circa dodici ore.
La cristallinaIl pezzo viene rivestito con lo smalto che lo renderà lucido.
La decorazioneA pennello, con colori vetrificabili: fiori, foglie e l’uccellino.
La seconda cotturaTra 850 e 960 gradi il colore si fissa per sempre.
Capitolo V · La collezione
Pezzi che raccontano
Piatti tornati a casa dopo lunghi viaggi, brocche d’inizio Novecento, forme antiche e nuove. Tocca una ceramica per scoprirne la storia.
Anfora anulare decorata
Ceramica popolare calvellese
Raro esempio di ceramica popolare lucana, caratterizzata dalla forma ad anello con doppio beccuccio e tre anse ornamentali superiori. La superficie è dipinta a mano con motivi tradizionali: uccelli stilizzati, frutti e reticoli dorati. L’anfora anulare, più decorativa che funzionale, veniva spesso esposta in casa come segno di prestigio artigianale e identità culturale.
Piatto decorato, metà/fine XIX secolo
Provenienza Calvello, recuperato a Udine
Ceramica popolare lucana dipinta a mano, con motivo centrale di uccello tra rami fioriti e bordo a elementi geometrici e floreali. Il piatto, rinvenuto in Friuli ma originario di Calvello, testimonia la dispersione della cultura lucana attraverso le migrazioni interne: probabilmente portato al nord da calvellesi in cerca di lavoro, conserva intatti i tratti decorativi della tradizione. La composizione suggerisce una datazione tra il 1850 e il 1890.
Piatto decorato, inizi ’800
Recuperato a Enna
Ceramica popolare dipinta a mano con motivo centrale di uccello tra fiori e foglie e bordatura a petali stilizzati. Rinvenuto in Sicilia, apparteneva a una famiglia originaria di Pignola trasferitasi a Enna nei primi decenni dell’Ottocento per lavorare alla costruzione delle ferrovie: portare con sé oggetti come questo significava conservare un legame con le proprie radici.
Brocca e bomboniera
Brocca anni ’20–’30 · bomboniera anni ’90
La brocca risale agli anni ’20–’30 del Novecento ed è passata in famiglia da nonno a nipote: decorata a mano con motivi tradizionali policromi e l’uccellino stilizzato, porta sul bordo e sul piede i segni di una vita d’uso. Accanto, una piccola bomboniera dell’ultimo decennio del Novecento che ne riprende la forma: la tradizione che continua anche nei momenti di festa delle famiglie.
Antica brocca con anse
Primi decenni del ’900
Brocca realizzata con impasto grezzo e superficie naturalmente patinata dal tempo. Forma panciuta, collo stretto e doppia ansa verticale, tipica dei contenitori da uso quotidiano o conservazione: una testimonianza materiale della vita rurale lucana.
Vaso askos a forma di anatra
Riproduzione contemporanea
Realizzato con tecniche tradizionali, evoca le antiche forme greco-romane rinvenute nel Rione della Ceramica di Calvello. La sagoma di anatra richiama modelli votivi e d’uso rituale, con il becco che fa da versatoio e una seconda apertura sul dorso. Le decorazioni in nero e rosso bruno riprendono lo stile delle ceramiche attiche e magnogreche, reinterpretate con maestria artigiana locale.
VI
Capitolo VI · Tradizione viva
Calvello, Città della Ceramica
Oggi Calvello fa parte delle Città italiane della Ceramica e dialoga con altre terre di antica tradizione: nel novembre 2025 le sue ceramiche sono state esposte a Cerreto Sannita, borgo legato a Calvello anche dalla storia comune dei feudatari Carafa.
Nel Castello Carafa-Ruffo, il Museo multimediale racconta la storia dei Faenzari con schermi interattivi e proiezioni, e il laboratorio didattico permette di provare il tornio e decorare secondo la tradizione.
A Calvello la ceramica non è rimasta chiusa nelle vetrine. È uscita in strada: sta sui muri delle case, sui tavoli delle piazze, nelle mani di chi continua a girare il tornio. Dopo otto secoli la comunità ci crede ancora, come memoria da custodire e come strada per il futuro del borgo.
Le mani sul tornioIl primo murale di Calvello, completato il 13 settembre 2024: un vaso che prende forma sotto le dita del vasaio. Opera di Antonino Perrotta (Attorrep), a cura di OSA Festival con il Comune di Calvello.La brocca con l’uccellinoSulla facciata laterale del Municipio la brocca calvellese diventa gigante, con l’uccellino blu e i rami della tradizione. Firmato dallo stesso artista.Maiolica per sedersiTavolo e panche rivestiti di maiolica: l’uccellino e i fiori di sempre entrano nell’arredo di tutti i giorni.
Una passeggiata tra i murales
Il borgo è diventato una galleria a cielo aperto: ogni muro racconta un pezzo della nostra ceramica.
La festa in costumeUna giovane in abito tradizionale danza tra nastri rossi, l’uccellino, le foglie e il graticcio della ceramica calvellese. Firmato Attorrep.Il piatto sul MunicipioUn piatto gigante con l’uccellino al centro abbraccia la facciata del Municipio, accanto alla torre dell’orologio.Il vaso ad anelloNell’arco di pietra accanto al vecchio ponte. Firmato Attorrep.Il vasaioUn vasaio al lavoro tra brocche e ciotole, dipinto nei toni caldi della terracotta.Sotto l’orologio del MunicipioVisto da vicino: il bordo a graticcio, le foglie blu e l’uccellino al centro.
Di notteIl Castello illuminato e, più in basso, la brocca dipinta sul Municipio: la ceramica veglia sul borgo anche col buio.
Da otto secoli Calvello crede nella ceramica. E continua a scommetterci.
Per approfondire
Due libri raccontano la storia della ceramica calvellese.
Calvello, il Borgo delle Ceramiche
Storia illustrata
Franco Carella, Franco Villani Villani Libri
Un racconto per immagini della tradizione ceramica di Calvello e dei suoi Faenzari.
Le ceramiche di Calvello
Appunti tra storia e cronaca
Antonio Masini, a cura di Nadia Masini Villani Libri, 2021
Prefazione di Herman Tak, appendice di Antonio Capano.
Tra le pagine e sul tavolo: le brocche con l’uccellino e la storia dei Faenzari.