Piatto calvellese dell’Ottocento con l’uccellino tra rami fioriti

Calvello · Città della Ceramica

La ceramica di Calvello

Otto secoli di argilla, un uccellino che vola ancora.

Il corpo di un passero, la coda di un pavone, i colori dei boschi e del grano: la storia di un borgo che da generazioni parla con le mani.

  • 1200l’arte arriva da Faenza, secondo la tradizione
  • ’500le prime testimonianze documentate
  • 3i colori della tradizione
  • 2cotture per ogni pezzo
Antica brocca con anse dei primi del Novecento

Capitolo I · Le origini

Arrivò da Faenza

Secondo la tradizione, a portare a Calvello l’arte dell’argilla furono i monaci benedettini di Faenza, intorno al 1200. Da allora il mestiere non si è più fermato: è passato di famiglia in famiglia, di bottega in bottega.

Le prime testimonianze documentate risalgono al Cinquecento, e la storia continua ad arricchirsi: alcuni reperti di età greco-romana rinvenuti nel Rione della Ceramica sono oggi oggetto di studio.

Mani che modellano l’argilla al tornio

Capitolo II · Le botteghe di famiglia

I Faenzari

A Calvello i maestri ceramisti si chiamavano Faenzari, in ricordo della città da cui era arrivato il mestiere. Ogni bottega era una famiglia: gli uomini impastavano la creta e la modellavano al tornio a pedale, le donne preparavano i colori e dipingevano.

Il lavoro seguiva le stagioni. D’estate si facevano embrici e mattoni; in autunno e in inverno si lavorava al riparo, tra tornio e decori. Poi tutto finiva nei forni a legna.

Piatto dei primi dell’Ottocento con l’uccellino tra fiori e foglie

Capitolo III · Il simbolo

L’uccellino che non esiste

Il corpo di un passero, la coda di un pavone.

È il segno che riconosci a colpo d’occhio: un uccello immaginario circondato da ghirlande di fiori e foglie. Nei piatti antichi e in quelli di oggi è sempre lui, simbolo di libertà e di leggerezza.

  • Verde, come i boschi
  • Giallo, come il grano
  • Blu, per linee e code

Le piccole imperfezioni di forma e di colore non sono difetti: sono la firma di un pezzo fatto a mano.

Capitolo IV · Il mestiere

Dalla creta al fuoco

Ogni pezzo passa per le mani più volte, con gli stessi gesti di sempre.

  1. Mani che modellano la creta sul tornio
    Il tornioLa creta locale viene impastata e modellata al tornio a pedale, a mano libera o con stampi.
  2. Vasi crudi appena torniti che asciugano su una mensola
    L’essiccazioneI pezzi asciugano lentamente all’aria, senza fretta.
  3. Tazze in terracotta dopo la prima cottura, senza smalto
    Il biscottoLa prima cottura dura circa dodici ore.
  4. Un piatto immerso nello smalto bianco con una pinza
    La cristallinaIl pezzo viene rivestito con lo smalto che lo renderà lucido.
  5. Mano che decora un piatto a pennello
    La decorazioneA pennello, con colori vetrificabili: fiori, foglie e l’uccellino.
  6. Forno con i pezzi smaltati disposti sui ripiani
    La seconda cotturaTra 850 e 960 gradi il colore si fissa per sempre.

Capitolo V · La collezione

Pezzi che raccontano

Piatti tornati a casa dopo lunghi viaggi, brocche d’inizio Novecento, forme antiche e nuove. Tocca una ceramica per scoprirne la storia.

Una sala del Museo multimediale della Ceramica nel Castello di Calvello

Capitolo VI · Tradizione viva

Calvello, Città della Ceramica

Oggi Calvello fa parte delle Città italiane della Ceramica e dialoga con altre terre di antica tradizione: nel novembre 2025 le sue ceramiche sono state esposte a Cerreto Sannita, borgo legato a Calvello anche dalla storia comune dei feudatari Carafa.

Nel Castello Carafa-Ruffo, il Museo multimediale racconta la storia dei Faenzari con schermi interattivi e proiezioni, e il laboratorio didattico permette di provare il tornio e decorare secondo la tradizione.

Il Castello e il Museo

Capitolo VII · Radici e futuro

Ce l’abbiamo nel sangue

A Calvello la ceramica non è rimasta chiusa nelle vetrine. È uscita in strada: sta sui muri delle case, sui tavoli delle piazze, nelle mani di chi continua a girare il tornio. Dopo otto secoli la comunità ci crede ancora, come memoria da custodire e come strada per il futuro del borgo.

Murale con due mani che modellano un vaso al tornio, sulla facciata di un edificio di Calvello
Le mani sul tornioIl primo murale di Calvello, completato il 13 settembre 2024: un vaso che prende forma sotto le dita del vasaio. Opera di Antonino Perrotta (Attorrep), a cura di OSA Festival con il Comune di Calvello.
Murale con una grande brocca bianca decorata con l’uccellino blu, dipinta sulla facciata laterale del Municipio
La brocca con l’uccellinoSulla facciata laterale del Municipio la brocca calvellese diventa gigante, con l’uccellino blu e i rami della tradizione. Firmato dallo stesso artista.
Tavolo rotondo e panche curve rivestiti di maiolica con l’uccellino e decori floreali
Maiolica per sedersiTavolo e panche rivestiti di maiolica: l’uccellino e i fiori di sempre entrano nell’arredo di tutti i giorni.

Una passeggiata tra i murales

Il borgo è diventato una galleria a cielo aperto: ogni muro racconta un pezzo della nostra ceramica.

Murale con una giovane in abito tradizionale che danza, con nastri rossi e motivi della ceramica calvellese
La festa in costumeUna giovane in abito tradizionale danza tra nastri rossi, l’uccellino, le foglie e il graticcio della ceramica calvellese. Firmato Attorrep.
Grande piatto dipinto con l’uccellino sulla facciata del Municipio, visto dall’alto
Il piatto sul MunicipioUn piatto gigante con l’uccellino al centro abbraccia la facciata del Municipio, accanto alla torre dell’orologio.
Vaso ad anello dipinto dentro un arco di pietra, accanto al vecchio ponte
Il vaso ad anelloNell’arco di pietra accanto al vecchio ponte. Firmato Attorrep.
Murale nei toni della terracotta con un vasaio al lavoro tra brocche e ciotole
Il vasaioUn vasaio al lavoro tra brocche e ciotole, dipinto nei toni caldi della terracotta.
Particolare del grande piatto dipinto con l’uccellino, accanto all’orologio del Municipio
Sotto l’orologio del MunicipioVisto da vicino: il bordo a graticcio, le foglie blu e l’uccellino al centro.
Di notte il Castello illuminato domina il borgo; più in basso il Municipio con la brocca dipinta
Di notteIl Castello illuminato e, più in basso, la brocca dipinta sul Municipio: la ceramica veglia sul borgo anche col buio.

Da otto secoli Calvello crede nella ceramica.
E continua a scommetterci.

Il sapere dei Faenzari passa ancora di mano in mano: nei laboratori, nei corsi per i ragazzi, nelle feste del borgo. Ogni pezzo che nasce oggi è un pezzo di futuro.

Per approfondire

Due libri raccontano la storia della ceramica calvellese.

Copertina del libro Calvello, il Borgo delle Ceramiche

Calvello, il Borgo delle Ceramiche

Storia illustrata

Franco Carella, Franco Villani
Villani Libri

Un racconto per immagini della tradizione ceramica di Calvello e dei suoi Faenzari.

Copertina del libro Le ceramiche di Calvello di Antonio Masini

Le ceramiche di Calvello

Appunti tra storia e cronaca

Antonio Masini, a cura di Nadia Masini
Villani Libri, 2021

Prefazione di Herman Tak, appendice di Antonio Capano.

Due brocche calvellesi con l’uccellino accanto a un libro aperto sulla storia dei Faenzari
Tra le pagine e sul tavolo: le brocche con l’uccellino e la storia dei Faenzari.